Pedalare

Piccole conquiste

Q

uindicesima uscita. Scrivo ancora in leggera “differita” rispetto a quel che sono i miei sentimenti e le emozioni. Anche in vacanza il tempo sembra sfuggirmi di mano ma, capirete, ci sono altre priorità che non possono essere ignorate. La mia seconda parte di ferie sta volgendo al termine e nei giorni che restano mi sono proposto almeno un altro paio di uscite in bicicletta. Quella di Martedì sarebbe da intitolare “la presa del castello”. Sono salito, mannaggia a me, sono salito. Arrivato su alla Chiesa ( metà del percorso ) ho pensato di fare una sosta. Io non faccio gare, nessuno mi corre dietro, posso anche fermarmi. Le soste sono importanti: allora mi sono rimesso in sella e, con i miei tempi, ce l’ho fatta. Non c’entra la paura, non c’entra il fiato. E’ solo questione di allenamento. Darsi da fare, pedalare, scattare foto, il più possibile. Si ma il tempo? Giunto in cima mi sono goduto il panorama, il silenzio. Cosucce, come la salita stessa che magari per qualcuno è una cazzata. Per me invece è tanto, tantissimo. La discesa è bellissima e le gambe poi prendono spinta, forza, vigore. A quel punto ti ritrovi a fare da battistrada. Mi giro e lo saluto. Ho bisogno di un’altra uscita, domani. Non crediate che non mi prenda la malinconia e certi pensieri, quelli ci sono sempre ma ho imparato a gestirli. Se non ci fossero loro, la mia bici e la mia reflex, non dico che sarei perduto, ma il cervello lascerebbe entrare tutto il marcio possibile. Ora vado a preparare la bici. Almeno questa è una notizia in tempo reale.

DipintoVillafranca

Il castello

D

odicesima uscita. Pedalare ha del miracoloso. Sentire le gambe che vanno oltre il proprio limite personale, soprattutto cerebrale, apre la strada all’impossibile. Se ti fermi però, sei fottuto. Esattamente come nella vita. Il peggior nemico di oggi è stato il tasso di umidità: non sapete quanto darei per vivere in quei luoghi d’italia (e ce ne sono) dove il clima è sempre ideale per pedalare. Chissà, forse le gambe ed il fiato d’improvviso tornerebbero ad essermi amici. Venendo all’uscita di oggi, dopo circa venti chilometri mi sono avventurato sulle salitelle che portavano in cima ad una collina. Lassù, il castello. Troppo per me. Eppure ho iniziato bene, e sentivo di potercela fare. A fregarmi, aver perso di vista il castello, non poter calcolare quanto potesse mancare al traguardo. Mi sono fermato che ero, a mio parere, oltre metà del cammino, e sono risceso per le stradine. Peccato, forse la prossima volta. Questa maledetta metafora della vita, l’obiettivo ben visibile per evitare un rischio, mi fotte ancora una volta. Oggi era davvero dura pedalare nonostante avessi inforcato la bici intorno alle sette e trenta. A compensare sempre tutto l’imparagonabile senso di liberta e, come ho detto all’inizio del post, le sensazioni che la fatica produce. Quando ti rendi conto di dare il massimo di te stesso per una causa nobile come una passione, un amore, a quel punto sei un uomo completo. Tutto l’opposto di quello che accade sul lavoro. Ci rivediamo, care strade, tra venti giorni. Sarà una grande fatica ma in mezzo ci sta che io parta per una meritata prima parte di vacanze. Non so se avrò occasione di scrivere, in caso contrario, avrò molto da raccontarvi.

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