Pensieri

Diversamente felice

E

motivamente parlando, è una settimana difficile. Lo strascico dei giorni Romani si fa sentire sotto forma di ricordi che riaffiorano e che faccio fatica a rimuovere del tutto. Ci vuole tempo, lo so. Le vicende vissute nella Capitale e le conseguenze di certi comportamenti non sono analizzabili singolarmente, perché troppo complesse. Il meccanismo scatenato dagli eventi è sempre lo stesso: dapprima una grande confusione interiore, poi un senso di smarrimento come da perdita di punti di riferimento. La ragione entra in scena ed è la fase peggiore fino a quando, sopraggiunge la rabbia. La presa di coscienza dei propri sbagli si accompagna all’analisi di quelli altrui: chi è senza peccato, scagli la prima pietra! Manca ancora qualche giorno all’ultimo stadio, quando tutto cadrà nell’oblio. Oggi ho scritto questo sulla bacheca del mio Facebook: “Mi piacerebbe scoprire una felicità diversa che non dipenda dalle persone o dai sentimenti ma dalla fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. E poi dall’intuito, dal coraggio delle scelte e dalla capacità di dimenticare. Così, come si accende e spegne la luce.” Sbaglio? Tiro avanti con grande fatica al lavoro ma in questo caso devo accogliere le mie otto ore come la manna dal cielo. Non penso, macino pratiche. Questo 2019 è iniziato con il botto. Che sia un avvertimento, un puro caso o altro, beh ragazzi, io faccio pensieri abbastanza bui.

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Grazie al cesso

D

atemi pure del matto ma io sul cesso trovo sempre brillanti ispirazioni, anche per i miei articoli. Questa sera, ad esempio, ho fatto un piccolo viaggio alle radici della mia asocialità, per capire se le ragioni di tanta solitudine siano da imputare ad un caratteraccio qualsiasi oppure a motivazioni più serie e reali. Mi sono detto che ad essere selettivi, ci si perde sempre un po’ e non è facile dimostrarlo nel tempo. Il rischio di cadere nel banale, in quelle relazioni da poco che solo la rete è in grado di generare, è altissimo. Non è dunque semplice evitare la contraddizione, a meno di spegnere la luce sul mondo virtuale in tutto e per tutto. Se vuoi essere mio amico, non devi avere segreti. Non mi piace passare il tempo a farmi domande: già lo faccio per capire chi sono ma non mi va di farlo per conoscere gli altri. Quindi devi aprirti, essere curioso/a, provare a chiederti il perché di certi silenzi e delle sfuriate, guai poi se mi lasci scappare via. Internet fa schifo perché tutto , su Internet, ha un valore relativo. Cazzi tuoi se ti ritieni una persona splendida, sensibile, degna di stima, e poi scendi al livello dellla massa. Io non sono asociale. Ecco, il cesso mi dice questo. Mi rendo conto che esiste un vuoto esistenziale in ognuno di noi, enorme come il bisogno di colmarlo attraverso il nulla. Basta sentirsi partecipi di qualcosa. Le relazioni umane non hanno niente a che fare con i contatti virtuali. Siamo tutti scesi all’inferno, tutti siamo peccatori, nessuno può vantarsi di essere migliore dell’altro. Per farlo, dobbiamo spegnere la luce e lasciarci in pace, reciprocamente. Grazie al cesso.

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